La villa fu costruita dalla nobile famiglia Masini Luccetti, ascritta all’albo d’oro della nobiltà pisana.

Una lapide apposta sulla folie neogotica del giardino d’ingresso richiama la memoria dello scrittore lombardo Pietro Giordani che nel suo girovagare vicino a Seravezza, “luogo de’ più rari del mondo”, dall’alto del monte è attratto da un sito molto speciale.

Da qui, “col solo girar della testa” vede “una valletta o giardino d’Arcadia, un orrido della Svizzera, e un vasto prospetto del mediterraneo”.

Siamo nei primi decenni del XIX secolo; ed è Arcadia il toponimo impresso al luogo dal catasto leopoldino, che insieme a Coloreda (Colle del Lauretum) designano un sito ameno, in cui la cultura e la natura si armonizzano.

Un luogo che negli ultimi due secoli si è arricchito di laboratori del marmo, dando al paesaggio una configurazione unica e seduttiva, un misto di natura selvaggia e operosità artistica. Un paesaggio infranto dai blocchi di marmo pronti a diventare sculture che accoglie un sito UNESCO e una fondazione d’arte come ARKAD vera e propria eccellenza nel mondo.

La villa è un oasi, inserita in un’ansa del fiume Versilia, in luogo detto “Pagus”, storicamente attraversato dall’antica Via Maestra o Via della Montagna che collegava il mare con le cave di marmo di Seravezza.

La localizzazione della villa fa pensare a un’origine diversa da quella attuale. Attestata sull’ antico tracciato (oggi inglobato nel parco secolare) si trovava un edificio di più contenute dimensioni, con un pozzo e una sorgente sotterranea a Sud. La sua funzione poteva essere quella di luogo di sosta per quanti, pellegrini, commercianti e artisti, percorrevano l’antica via dei marmi e la via Francigena.

Le colonne in marmo che sostengono le volte a crociera del palazzo della Villa la Coloreda hanno una fattura cinquecentesca, molto simile a quelle del Duomo di Seravezza. Altri reperti in marmo, come pilastri e spezzoni di possenti arcate, visibili ancora oggi nei terrazzamenti del parco, sono le testimonianze di costruzioni ancora più antiche.

1638, è la data posta sulla parte superiore della parete Nord che attesta la trasformazione in villa dell’edificio più antico. Nel catasto Mazzoni del 1790-94 si ha la prima testimonianza disegnata dell’intera proprietà.

In essa vi è raffigurato il palazzo col giardino che ha inglobato l’antico tracciato della via pubblica per Seravezza, il pozzo e la grotta che s’inoltra per un tratto sotto il terrapieno, corrispondente alla sorgente che alimenta ancora oggi la fontana rustica, di stile manierista, del giardino segreto a Sud.

A questa fase risale il nuovo accesso alla proprietà: l’antica via Maestra risulta ormai inglobata nella villa, mentre scompare l’accesso in asse con la facciata, corrispondente all’attuale via della Croce Verde (leggibile sul muro di cinta).

Tra la fine del XVIII e il primo ventennio del XIX secolo, la proprietà viene ampliata e riconfigurata assumendo i caratteri che mantiene ancora oggi: un parco dall’andamento irregolare di gusto paesaggistico avvolge il palazzo gentilizio (su cui spicca lo stemma di marmo dei Masini Luccetti) s’impone sulla distesa prativa antistante, sviluppandosi a monte sul terrazzamento superiore, affiancato da due giardini segreti posti sulla direttrice Nord-Sud: il piccolo giardino di camelie e di rose (Camelieto) e il giardino degli aromi su cui spiccano gli agrumi a spalliera del terrazzamento superiore (Hortus Deliciarum o Giardino di delizie).

Sul retro, lungo i crinali di silice e i muri a secco, si articolano i terrazzamenti, prima coltivati a vigneto e, dalla seconda metà dello scorso secolo, da olivi e frutti. Verso Nord, una sequenza di episodi, come la scala con gli Arcadi, la peschiera, la pergola e la stanza verde, accompagnano il percorso che conduce al bosco dove si nasconde jn antico metato che reca la data 1631.

Il palazzo spicca con la sua potente mole scandita dalla sequenza regolare delle finestre sul prato antistante dove è stato recentemente realizzato un teatro di verzura: una serie di quinte piatte in un’area disegnata da una corona di cipressi sempervirens. All’interno l’impianto del palazzo riflette lo schema funzionale impresso dalla presenza (assai rara nelle ville toscane) di due portali.

Il piano primo si sviluppa in una serie di sale che convergono al salone centrale posto sull’asse, concluso a monte dalla scenografica grotta di Flora, incorniciata da un arcoscenico, che risale al periodo tardo settecentesco di abbellimento del complesso.

Un’ ulteriore fase di ristrutturazione reca la data 1926, come attesta la lapide sul muro Nord dell’edificio che attribuisce a Pietro Masini Luccetti l’opera di riconfigurazione della villa. A questa data risale la sala-loggia a Sud-Est, o giardino d’inverno, caratterizzata da grandi trifore scandite da esili colonne corinzie di marmo bianco.

Alla stessa data risalgono le decorazioni, che sottolineavano con ricorsi geometrici le finestre, le volte e i camini del piano terra, dando alla villa la connotazione cupa della dimora castellare, in linea col gusto del tempo.

Lo attestano le foto d’epoca e il loro rinvenimento sotto scialbo intorno alle finestre della loggia. Mentre altrove, tali decorazioni sono state cancellate con la ristrutturazione del 1954, quando la proprietà, danneggiata dalla guerra, dai Masini Luccetti passa ai Gasbarri che ripristinano la facies neoclassica e adeguano la villa a più moderne istanze abitative.

Dal 2016 la proprietà è passata a Maria Adriana Giusti, professore di restauro dell’architettura e dei giardini al Politecnico di Torino e già funzionario della locale Soprintendenza che in quella veste aveva curato il procedimento di vincolo ex 1089/39 nel 1991. Insieme al marito, Guido Burbatti, psichiatra e psicoterapeuta di fama internazionale, il complesso è curato e gestito con impegno consapevole.

All’interno è stata allestita una biblioteca dedicata ai giardini che raccoglie, oltre ai numerosi libri e articoli scritti dalla proprietaria, un migliaio di volumi antichi e rari, insieme ai più recenti aggiornamenti sul tema.

Colle del Lauretum

Colle del Lauretum

Una Villa a Vallecchia

Abitare un luogo pieno di storia è per me una sfida non solo professionale. Da una vita perlustro e studio dimore storiche, i loro cicli decorativi, gli arredi, i giardini. Storie su storie che si stratificano. Ognuna racchiude mondi senza confini, né...

Colle del Lauretum

La villa fu costruita dalla nobile famiglia Masini Luccetti, ascritta all’albo d’oro della nobiltà pisana. Una lapide apposta sulla folie neogotica del giardino d’ingresso richiama la memoria dello scrittore lombardo Pietro Giordani che nel suo girovagare...