Abitare un luogo pieno di storia è per me una sfida non solo professionale. Da una vita perlustro e studio dimore storiche, i loro cicli decorativi, gli arredi, i giardini. Storie su storie che si stratificano. Ognuna racchiude mondi senza confini, né cesure.

Perfino al Burgiù, la tenuta che abitavo nel Canavese, tra i laghi e i boschi, lontano da tutto, racchiude al suo interno il tracciato dell’acquedotto romano che portava l’acqua all’antica Eporedia.

Una traccia millenaria che si era ormai confusa tra i sassi, le rocce, la vegetazione, le vigne abbandonate. La scoperta di queste tracce e il restauro del paesaggio mi aveva sedotto e per anni ho lavorato al recupero di una parte di territorio apparentemente senza storia.

Ma questo è un altrove nello spazio e nel tempo della mia personale memoria. Lo rimando al libro, Naturalmente Giardino (2013), che ho voluto dedicare a questo luogo e a quanti ripercorreranno le mie tracce.

Uno strano destino mi porta oggi, qui, a Villa La Coloreda. Una calamita che parte dal mio lavoro di giovane architetto funzionario della Soprintendenza di Pisa: il vincolo della proprietà per l’interesse storico- artistico e la pubblicazione del Giardino d’Arcadia nel volume Giardini della Versilia del 1992.

Vi ritorno nel 2016, quando i più recenti proprietari, che avevano preservato con cura la villa decidono di alienare, preoccupandosi di lasciarla a persone consapevoli e rispettose.

Da qui inizia la mia personale storia di vita in questo luogo che Pietro Giordani, un intellettuale colto e liberale, amico di Leopardi e frequentatore di Giovan Pietro Vieusseux, visita nel 1833 ricordando come

Col solo girar della testa,
vedemmo una valletta, o Giardino d’Arcadia, un orrido della Svizzera,
un vasto prospetto del Mediterraneo.

La storia, dunque non ha confini, né cesure. E’ cultura, punto e basta. A Villa Coloreda forse l’unica cesura è un muro di cinta, potente e antico, che separa la mia dimora dall’antica via dei marmi e da un luogo anticamente denominato “pagus” e cioè villaggio. Ed è molto probabile che lungo il fiume Versilia si sia insediato un piccolo nucleo di capanne.

Ma questa è una vicenda troppo lontana. Negli anni tra le due guerre, gli antichi frequentatori della villa, i Masini Luccetti, proprietari anche della fortezza di Pietrasanta, avevano fatto edificare alcune manifatture per dare lavoro agli abitanti del luogo. Antichi opifici col fascino delle grandi vetrate e dei mattoni, i segni del lavoro in un luogo cifrato di marmi: rocce, blocchi, sassi, acque nivee de marmore, si mescolano a sculture, colonne, capitelli, stemmi.

Ovunque si può percepire la presenza di un materiale nobile che ha portato in questo luogo gli artisti di tutto il mondo, a partire da Michelangelo che tracciò la strada per il trasporto dei giganteschi blocchi. Ed è la stessa strada su cui sorge la mia casa che al tempo di Michelangelo doveva essere un edificio per la sosta, col pozzo, le cisterne, il colonnato, sul quale si è attestata e ingrandita la struttura del palazzo.

Una Villa a Vallecchia

Una Villa a Vallecchia

Colle del Lauretum

La villa fu costruita dalla nobile famiglia Masini Luccetti, ascritta all’albo d’oro della nobiltà pisana. Una lapide apposta sulla folie neogotica del giardino d’ingresso richiama la memoria dello scrittore lombardo Pietro Giordani che nel suo girovagare...

Una Villa a Vallecchia

Abitare un luogo pieno di storia è per me una sfida non solo professionale. Da una vita perlustro e studio dimore storiche, i loro cicli decorativi, gli arredi, i giardini. Storie su storie che si stratificano. Ognuna racchiude mondi senza confini, né...